mercoledì 4 luglio 2012

Lo step backward delle banche: stop alla contabilità per la concessione del credito, la differenza la farà la storia dell’azienda



E’ di lunedì 2 luglio 2012 un articolo di Gabriele Ventura del quotidiano economico “Italia Oggi” inerente il nuovo orientamento delle banche nella valutazione del rating aziendale, ergo per la concessione del credito. Viviamo una ciclicità congiunturale che attanaglia il nostro paese dal “lontano” 2008, dagli stravolgimenti economico-finanziari scatenati dalla scellerata politica dei cd “mutui subprime” americani, al fallimento di molte banche internazionali, fino ad arrivare ai tempi bui che ci rappresentano. Cosa accade alle banche? Secondo l’attenta analisi del giornalista su citato, il sistema bancario nazionale, partendo da “Intesa San Paolo”, sta attuando una vera e propria politica di revisione dei principi di assegnazione del rating aziendale per la concessione de credito. Si tratta di un approccio basato sul dare importanza alla storia creditizia dell’imprenditore, ai suoi clienti, fornitori e settore economico in cui opera. Se fino a qualche tempo fa attraverso il bilancio aziendale, l’analisi per indici, la redazione di un business plan congruo si avevano possibilità di vedersi valutato un progetto di investimento, oggi  le cose sembra che stiano completamente cambiando. I dati contabili aziendali, secondo la stessa Intesa San Paolo, peseranno per il solo 10% ai fini dell’elaborazione del rating aziendale. Cosa accadrà quindi al “Sistema Impresa” nazionale caratterizzato da una forte incidenza di solvency risk rate? Una politica bancaria cha passa da un estremo (troppo credito) all’altro (poco credito – solo “ai buoni”), rischia di diventare l’ennesima occasione perduta di un rinnovamento in grado di saper valutare con ponderazione una buona da una cattiva idea di investimento. L’abbandono dell’analisi del bilancio aziendale rischierebbe di riportarci indietro di 20 anni, quando solamente i grandi imprenditori, capaci di stringere rapporti interpersonali con i responsabili di filiale (direttori), erano in grado di garantirsi il credito necessario. I restanti, gli “osservatori del mercato”, relegati all’attuazione di politiche di autofinanziamento con limitata capacità di crescita delle proprie attività. Gli effetti negativi che questo meccanismo “perverso” determinerebbero, si andrebbero a riscontrare immediatamente nelle Start-up, un giovane con un’idea imprenditoriale di successo senza storia creditizia verrebbe spiazzato da un imprenditore con “credit pedigree”.  Un susseguirsi di opportunità che ridurrebbero senza dubbio la tanto paventata crescita dell’economia nazionale.
LS

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