
E’
di lunedì 2 luglio 2012 un articolo di Gabriele Ventura del quotidiano
economico “Italia Oggi” inerente il nuovo orientamento delle banche nella
valutazione del rating aziendale, ergo per la concessione del credito. Viviamo
una ciclicità congiunturale che attanaglia il nostro paese dal “lontano” 2008, dagli
stravolgimenti economico-finanziari scatenati dalla scellerata politica dei cd “mutui
subprime” americani, al fallimento di molte banche internazionali, fino ad
arrivare ai tempi bui che ci rappresentano. Cosa accade alle banche? Secondo l’attenta
analisi del giornalista su citato, il sistema bancario nazionale, partendo da “Intesa
San Paolo”, sta attuando una vera e propria politica di revisione dei principi
di assegnazione del rating aziendale per la concessione de credito. S
i tratta
di un approccio basato sul dare importanza alla storia creditizia dell’imprenditore,
ai suoi clienti, fornitori e settore economico in cui opera. Se fino a qualche
tempo fa attraverso il bilancio aziendale, l’analisi per indici, la redazione
di un business plan congruo si avevano possibilità di vedersi valutato un
progetto di investimento, oggi le cose sembra
che stiano completamente cambiando. I dati contabili aziendali, secondo la stessa
Intesa San Paolo,
peseranno per il solo 10% ai fini dell’elaborazione del
rating aziendale. Cosa accadrà quindi al “Sistema Impresa” nazionale
caratterizzato da una forte incidenza di solvency risk rate? Una politica
bancaria cha passa da un estremo (troppo credito) all’altro (poco credito –
solo “ai buoni”), rischia di diventare l’ennesima occasione perduta di un
rinnovamento in grado di saper valutare con ponderazione una buona da una
cattiva idea di investimento. L’abbandono dell’analisi del bilancio aziendale
rischierebbe di riportarci indietro di 20 anni, quando solamente i grandi
imprenditori, capaci di stringere rapporti interpersonali con i responsabili di
filiale (direttori), erano in grado di garantirsi il credito necessario. I
restanti, gli “osservatori del mercato”, relegati all’attuazione di politiche
di autofinanziamento con limitata capacità di crescita delle proprie attività. Gli
effetti negativi che questo meccanismo “perverso” determinerebbero, si
andrebbero a riscontrare immediatamente nelle Start-up, un giovane con un’idea
imprenditoriale di successo senza storia creditizia verrebbe spiazzato da un
imprenditore con “credit pedigree”. Un susseguirsi
di opportunità che ridurrebbero senza dubbio la tanto paventata crescita dell’economia
nazionale.
LS
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